Le régime raciste de Nkurunziza

Il regime razziale di Nkurunziza

Dodici emendamenti per rafforzare il controllo

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Pierre-Nkurunziza(24.01.2014, http://www.lindro.it) Dal novembre 2013 in Burundi si sta consumando una pericolosa crisi istituzionale che contiene il rischio di far ritornare il paese agli anni della guerra etnica (1993 – 2003).

Il Presidente Pierre Nkurunziza e il suo partito, Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia (CNDD-FDD), stanno promuovendo una riforma della Costituzione per rafforzare il controllo sul paese.

Dodici gli emendamenti costituzionali in fase di discussione parlamentare. Tra i più importanti: rimpiazzare l’attuale equilibrio di potere etnico, ridurre il quorum necessario in Parlamento per l’approvazione delle leggi da due terzi a semplice maggioranza, proibire il diritto di associazione sindacale e diritto di sciopero ai giudici, esercito e polizia, restringere il Parlamento ai soli partiti che ottengono il 5% dei voti, dotare il Governo del potere di decidere unilateralmente i criteri per l’eleggibilità dei candidati alle elezioni Presidenziali.

Dietro questi cambiamenti costituzionali proposti si nasconderebbe l’obiettivo del Presidente Nkurunziza e del CNDD-FDD di distruggere il delicato equilibro di potere tra la maggioranza hutu e la minoranza tutsi, stabilito negli accordi di pace di Arusha, Tanzania, firmati tra le parti belligeranti nel 2000.

L’equilibrio etnico è assicurato da un Presidente hutu e un Vice Presidente tutsi con quasi gli stessi poteri. La proposta del CNDD-FDD è quella di privare di questi poteri il Vice Presidente trasformandolo in una figura di rappresentanza per trasferirli al Primo Ministro nominato dal Presidente che attualmente è anche il Presidente del partito al potere.

L’opposizione sostiene l’esistenza di un emendamento costituzionale tenuto segreto per eliminare la clausola che limita a due i mandati Presidenziali, al fine di permettere al Presidente Nkurunziza di presentarsi per la terza volta consegutiva alle prossime elezioni previste per il 2015.

«Il rischio di una svolta etnica del CNDD-FDD ventilato a più riprese fin dal primo mandato Presidenziale ottenuto da Pierre Nkurunziza si sta concretizzando. Con la riforma della Costituzione vogliono imporre al paese un regime razziale pressoché identico a quello di Juvenal Habyariamana nel Rwanda pre genocidio, privando di ogni potere la minoranza tutsi. Questo è il risultato della Chiesa Cattolica, della Comunitá di Sant’Egidio e dell’Unione Europea che imposero premature elezioni, rifiutando la proposta dell’allora Presidente Pierre Buyoya di un passaggio graduale del potere inglobando la ribellione hutu.

Visto le origini ideologiche di supremazia razziale hutu su cui è nata la ribellione del CNDD-FDD era impensabile che una volta al potere il partito abbandonasse i suoi sogni di HutuPower. Hanno aspettato 9 anni per rafforzare il controllo del paese eliminando fisicamente gli oppositori hutu e tutsi più pericolosi ed instaurando una dittatura camuffata da democrazia per venire allo scoperto solo ora. Il loro obiettivo è la creazione di un paese dominato solo da Hutu» spiega un politico burundese in esilio in Uganda.

Il Burundi ha conosciuto una orrenda guerra civile ed etnica dal 1993 al 2003. La scintilla fu l’assassinio del Presidente Melchior Ndadaye, leader del partito estremista hutu Fronte per la Democrazia in Burundi, avvenuto nel ottobre 1993 ad opera di soldati tutsi. L’assassinio provocò violenze etniche dove 300.000 burundesi, per la maggioranza tutsi, furono trucidati.

In un disperato tentativo di ripristinare la pace le due etnie si accordarono per l’elezione del Presidente Cyprien Ntaryamira, considerato un hutu moderato. Il nuovo Presidente morì nel aprile 1994 trovandosi sull’aereo del Presidente Juvenal Habyariamana che fu abbattuto dagli estremisti hutu ruandesi per bloccare gli accordi di pace tra il governo ruandese e la ribellione Fronte Patriottico Ruandese guidata da  Paul Kagame, attuale Presidente del Rwanda.

La morte di Ntaryamira scatenò una seconda ondata di violenze etniche. Inutile fu il secondo tentativo di rimpiazzare il Presidente deceduto con un altro hutu: il Presidente del Parlamento Sylvestre Ntibantunganya nell’ottobre 1994. In pochi mesi le violenze etniche si riaccesero e il principale partito tutsi: UPRONA uscì dalla coalizione di Governo. Contemporaneamente si assistette alla creazione di due milizie hutu: il CNDD-FDD, attualmente al potere e il Fronte Nazionale di Liberazione (FNL). Entrambe le milizie avevano l’obiettivo di prendere il potere con le armi ed instaurare un regime razial nazista sterminando la minoranza Tutsi.

Nel 1996, il Generale Pierre Buyoya attuò per la seconda volta un colpo di stato sospendendo la Costituzione e proclamandosi Presidente nel 1998. Buyoya, giustificò il colpo di stato con gli stessi argomenti utilizzati dopo il suo primo golpe nel 1987 contro il Presidente estremista hutu Jean-Baptiste Bagaza che in soli tre anni di potere (1984 – 1987) aveva soppresso i partiti politici, la libertà di religione e imposto un regime razial nazista in Burundi. Secondo quanto sempre sostenuto dal Generale Buyoya i due golpe furono necessari per evitare un genocidio in Burundi come purtroppo avvenne in Rwanda.

A seguito degli accordi di pace di Arusha firmati nel 2000, dopo altri tre anni di guerra civile, nel 2003 fu firmato una tregua tra il Presidente Buyoya e il CNDD-FDD e formato un governo di transizione guidato da un Presidente Ad Interim hutu con il compito di preparare le elezioni Presidenziali del 2005. Il secondo gruppo ribelle Hutu, il FNL rifiutò l’accordo. Rifugiatosi nel vicino Congo ha continuato a fasi alterne la lotta contro  il Governo Burundese.

L’attuale tentativo del Presidente Nkurunziza  di instaurare un regime razziale ha trovato un inaspettata opposizione da parte della Conferenza Episcopale Burundese, dominatala dalla Chiesa Cattolica e storicamente simpatizzante della causa hutu.

Nel dicembre 2013 la Conferenza Episcopale ha lanciato un grido d’allarme, denunciando  il tentativo di riforma costituzionale che rischia di compromettere il processo di riconciliazione.

La reazione del Presidente Nkurunziza dinnanzi al “tradimento” della Chiesa Cattolica è stata di rafforzare le misure repressive, precedentemente attuate in forma occulta tramite numerose esecuzioni extra giudiziarie eseguite da un squadrone della morte: Imbonerakure (quelli che vedono lontano), paragonabile alla milizia ruandese Interahamwe, attrice del genocidio del 1994.

Nel Dicembre 2013 è stato  arrestato il Vice Presidente del partito Fronte per la Democrazia in Burundi (FRODEBU) Frédéric Bamvuginyumvira ed impedita una manifestazione di protesta dell’opposizione. Inizialmente il Governo ha accusato Banvuginyumvira di adulterio e di preparare una ribellione armata. Accuse sostituite con quella di corruzione.

Le milizie Imbonerakure hanno aumentato i loro attacchi contro vari oppositori e attuato dei massacri di entità “minore” contro i tutsi all’interno del paese, liquidati dal Governo come: “schermaglie popolari causate da dispute sui terreni agricoli”.

Dal dicembre 2013 il CNDD-FDD ha preso il controllo del sistema giudiziario utilizzandolo contro i partiti di opposizione. Ha inoltre accelerato le campagne di intossicazione etnica, proclami di superiorità hutu, e di denigrazione della minoranza tutsi.

Pacifique Ninanhazwe, leader della società civile burundese denuncia una campagna intimidatoria contro la popolazione. I funzionari di partito, accompagnati dai giovani miliziani Imbonerakure stanno contattando ogni singolo cittadino nelle zone rurali ponendogli la seguente domanda: «Voi la sanità gratuita? Allora supporta la riforma costituzionale. Se sei contrario dillo ora che sistemiamo subito il problema».

Il tentativo di instaurare una dittatura razziale cade in una fragile situazione sociale, economica e politica che sta vivendo il paese.

Il Burundi rimane uno tra i più poveri paesi al mondo con un sistema legale quasi inesistente, mancate riforme economiche che lo condannano all’impossibilità di una ripresa post bellica, mancanza di accesso all’educazione e alla sanità e uno tra i più alti tassi di HIV/AIDS dell’Africa. Il 80% della popolazione vive sotto la soglia minima di povertà (1,5 euro al giorno). La disastrosa situazione socio-economica viene imputata dall’opposizione al nepotismo del partito al potere e al dilagare della corruzione che ha assunto proporzioni maggiori di quella del vicino Congo.

La situazione all’interno dei partiti di opposizione è terrificante. I maggiori partiti sono stati decimati dei loro leader. Il partito tutsi UPRONA è inoltre dilaniato da un conflitto interno tra la corrente “Kumugumya” e quella “Mukasi”, la prima fautrice di compromessi con il partito al potere CNDD-FDD, la seconda di una opposizione radicale.

«La decisione presa dall’opposizione di boicottare le elezioni del 2010 é risultata disastrosa. Se si fossero presentati i partiti di opposizione avrebbero preso il 40% dei seggi parlamentari rendendo difficile la vita al CNDD-FDD. Al contrario hanno indirettamente permesso al partito del Presidente di governare da solo il paese», osserva Pacifique Ninanhazwe.

«Esiste una totale mancanza di confidenza popolare verso le istituzioni, il Presidente, la polizia e il sistema giudiziario», fa notare Julien Nimbubona, professore di scienze politiche presso l’Università del Burundi.

Secondo il parere di alcuni analisti regionali, la riforma costituzionale promossa dal Presidente Nkurunziza non può essere spiegata solo con l’obiettivo di realizzare l’agognato regime razzial-nazista di minoranza tutsi, polarizzando la società burundese su una manifesta conflittualità etnica. Questa fu la stessa tattica adottata tra il 1992 e il 1994 dalla moglie del Presidente ruandese Agatha Habyariamana e dal “clan dei puri” raggruppati nella Coalizione per la Difesa della Repubblica, che progettarono e attuarono sia l’assassinio di Juvenal Habyariamana che i 100 giorno dell’Olocausto ruandese.

«La situazione in Burundi è molto tesa. Si intravvede il rischio di una degenerazione etnica che sarebbe disastrosa nella regione visto le attuali crisi nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana e nel Sud Sudan. Una parte ancora significativa dell’esercito é ancora sotto il controllo dei tutsi mentre la polizia del CNDD-FDD. Notiamo infiltrazioni di guerriglieri del Fronte Nazionale di Liberazione FNL che affiancherebbero le milizie hutu burundesi Imbonerakure nelle campagne di intimidatorie contro la popolazione. Il CNDD-FDD sta accelerando il processo di pace con la ribellione del FNL, ancora  attiva all’est del Congo, per non trovarsi con due fronti in caso di conflitto oppure per avere un’alleato militare. Assieme al Rwanda stiamo monitorando con estrema attenzione la situazione interna al Burundi», confida un ufficiale dell’esercito ugandese sotto copertura di anonimato.

Il Burundi ha una orribile storia di massacri etnici iniziata nel 1962 che non è ancora sfociata in un genocidio nonostante il massacri attuati dall’esercito tutsi contro gli hutu nel 1972 e i massacri attuati dagli hutu contro i tutsi nel 1993, dettagliatamente descritti dalla Commissione Internazionale di Inchiesta sul Burundi sottoposta al Consiglio di Sicurezza delle Nazione Unite nel 2002.

La situazione attuale é estremamente pericolosa e, quello che è peggio, ignorata dalla maggioranza dei media internazionali. Le informazioni sull’attuale crisi burundese sono difficilmente reperibili a causa del clima di terrore attuato dal regime di Nkurunziza contro i giornalisti nazionali ed internazionali.

Si ha la netta sensazione che occorra un tempestivo intervento della Comunità Internazionale per evitare una possibile guerra etnica dalle proporzioni e violenza maggiori di quelle registrate nell’attuale conflitto in Sud Sudan.

Fulvio Beltrami

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